L’architetto italiano Francesco Laparelli, pur non essendo celebre quanto i suoi contemporanei del Rinascimento, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’architettura grazie alla progettazione della città-fortezza di La Valletta a Malta.
L’inizio di un viaggio straordinario
Nato in una delle famiglie più ricche e illustri di Cortona, Laparelli fin da giovane mostrò un’inclinazione non solo per le arti architettoniche ma anche per le scienze militari. La sua formazione, ispirata dai modelli euclidei e vitruviani, lo portò a collaborare con figure di spicco, tra cui l’eminente Michelangelo Buonarroti. Quest’ultimo riconobbe il talento di Laparelli, che divenne suo assistente, contribuendo a opere come la fabbrica di San Pietro a Roma.

Francesco Laparelli a Malta
Dopo la vittoriosa resistenza dei Cavalieri di Malta contro l’assedio ottomano del 1565, la decisione di ricostruire e fortificare l’isola divenne impellente. Fu allora che il Gran Maestro Jean Parisot de Valette, con il supporto di Papa Pio IV, richiamò Laparelli a Malta nel 1565 per progettare una nuova capitale. La Valletta, così chiamata in onore del Gran Maestro, doveva essere una città fortezza capace di difendersi dagli attacchi futuri.

Laparelli si dedicò con fervore al progetto, concependo La Valletta su un piano urbanistico rettangolare, una scelta innovativa per l’epoca che permise alle brezze marine di attraversare la città, migliorando il microclima urbano. Le sue idee includevano un sistema di drenaggio avanzato e fortificazioni che avrebbero circondato la città, con il Forte Sant’Elmo ricostruito strategicamente sulla punta della penisola di Scebarras. Il progetto iniziò ufficialmente il 28 marzo del 1566, con la posa della prima pietra. Laparelli specificò che le mura avrebbero dovuto essere abbastanza alte e robuste da resistere agli assedi, un’idea che si rivelò profetica data la storia successiva di Malta. Tuttavia, la sua permanenza a Malta fu breve; dovette lasciare l’isola nel 1569 per partecipare alla guerra navale contro i turchi e morì l’anno successivo a Creta per una malattia, senza vedere il completamento della sua opera.
L’eredità di Laparelli
Dopo la sua morte, il progetto fu portato avanti da Girolamo Cassar, un architetto maltese che aveva lavorato sotto la supervisione di Laparelli. La Valletta oggi è un simbolo di resilienza e bellezza, riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO per il suo valore storico e architettonico. Le mura progettate da Laparelli, con i loro bastioni e cavalieri, sono testimonianze di un’epoca in cui l’architettura militare e civile si intrecciavano nel dare forma a città che resistevano al tempo e alla guerra. La Valletta, con la sua eleganza e imponenza, continua a narrare la storia di questo straordinario architetto e della sua visione di una città che doveva essere non solo un baluardo difensivo ma anche un simbolo di rinascita e speranza.





