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Giornata della Memoria: la Shoah attraverso gli occhi dei bambini

Oggi, 27 gennaio, viene celebrata la “Giornata della memoria”, istituita per ricordare le oltre 6 milioni di vittime uccise nei campi di concentramento nazisti. Le vittime non erano soltanto ebrei, ma anche oppositori politici, disabili, omosessuali, minoranze etniche, religiose e sociali, tutte sacrificate in nome di un’ideologia folle che aspirava a creare una razza ariana” superiore”.  Il processo di “ epurazione” fu graduale, iniziando  con un boicottaggio economico e sociale, supportato dalle leggi razziali,  per giungere alla “ soluzione finale”, un genocidio programmato e sistematico. 

Il 27 gennaio  1945 , l’Armata rossa fece irruzione nel famigerato campo di concentramento di Auschwitz, abbattendone i cancelli, per liberare i prigionieri superstiti. Per tale ragione questa data è stata scelta dal Parlamento Italiano, il quale con la legge 211 del 20 luglio 2000, ha ufficialmente istituito la “Giornata della memoria” , per ricordare la Shoah. La parola “Shoah” è un termine ebraico usato dal Profeta Isaia nella Bibbia( Isaia 47,11), che significa” tempesta devastante”, ma nel significato più attuale, spesso  sostituito dal suo sinonimo” olocausto”, indica lo sterminio degli ebrei perpetrato dai nazisti. Il 1 Novembre 2005, con la Risoluzione 60/7, l’Assemblea Generale dell’ONU ha reso tale giornata internazionale, estendendo tale celebrazione commemorativa in tutto mondo.
Ma, qual è il significato più profondo del giorno della memoria? Lo possiamo comprendere attraverso la lettura  di una frase tratta dal celebre “Diario di Anna Frank”: Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo. Anna Frank fu una ragazzina, costretta a vivere per anni in clandestinità, che venne privata non solo della sua libertà, ma della sua stessa vita, a soli 16 anni. Come accadde a centinaia di migliaia di altri adolescenti e bambini, a cui venne rubata l’infanzia. 


Nel cinema i bambini sono stati spesso protagonisti di film privi di violenza e di scene cruente, talvolta basati su storie realmente accadute, che raccontano quella grande tragedia attraverso i loro occhi innocenti. Tra questi spiccano due film italiani: Jona che visse nella balena e La vita è bella. Il primo venne girato nel 1993 dal regista Roberto Faenza ed ha ricevuto il premio David di Donatello per la miglior regia, i migliori costumi e per la miglior colonna sonora del maestro Ennio Morricone. La vicenda è tratta dal romanzo autobiografico di Jona Oberski, un bambino ebreo olandese, sopravvissuto, grazie alla sua “tenacia” alla madre, alla fame, al freddo ed ai lavori forzati durante la prigionia in un lager e divenuto un celebre scienziato.



Come dimenticare poi La vita è bella, capolavoro del 1997, diretto ed interpretato dal geniale Roberto Benigni e vincitore di ben tre premi Oscar. Il film è incentrato sul profondo amore di un padre, che riesce a nascondere la dura realtà di un campo di concentramento al figlio, inventando una storia su  un gioco a punti, in cui tutti, soldati e prigionieri, sono coinvolti. Alla fine, il piccolo Giosuè, ignaro del sacrificio del padre, che è riuscito a nasconderlo per salvarlo, uscirà vivo e convinto di essere il vincitore di questo gioco, su un carro armato americano, il suo premio finale. Il bambino con il pigiama  righe, del 2008, narra la vicenda di una toccante amicizia nata tra Shmel, un bimbo ebreo detenuto in un lager, e Bruno, un bimbo tedesco figlio di un Ufficiale delle SS che vive al di là del filo spinato, a poche centinaia di metri, in una casa comoda e confortevole. L’epilogo sarà tragico, a causa di un  pericoloso scambio di persona, fatto per gioco dai due bambini, ma rimane nel cuore il candore della loro bellissima amicizia, che supera le barriere dell’odio razziale.


Due bellissimi film francesi offrono uno sguardo sul coraggio e sulla resilienza dei bambini, durante la Guerra e l’occupazione nazista in Francia. 
Nel film  Il viaggio di Fanny, del 2016, un’ adolescente di 13 anni riesce a portare in salvo  8 bambini in Svizzera, tra mille ostacoli e situazioni difficili . Un sacchetto di biglie, del 2017, racconta invece il viaggio  lungo ed avventuroso di due fratellini ebrei, costretti a nascondere la loro razza e religione,  per evitare la cattura. Per concludere, citiamo due film che invertono la prospettiva, ponendosi dal punto di osservazione di due bambini tedeschi non ebrei, che vivono l’ascesa ed il crollo del terzo reich, confrontandosi con la guerra ed il dolore. Storia di una ladra di libri, del 2013  ha come protagonista Liesel, la quale, durante l’ascesa del nazismo, trova conforto nella lettura dei libri , mentre i genitori adottivi nascondono un ebreo fuggitivo in casa. La passione di Liesel per i libri nasce quando la ragazzina assiste alla “ notte dei roghi”, il 10 maggio 1933, in cui i nazisti bruciano centinaia di libri, considerati “contaminati”, e riesce a rubarne uno. La lettura e la forza delle parole rappresenteranno  per lei la “ via di fuga” dalla realtà, che le permetterà di sopravvivere in un mondo orribile e devastato dalla guerra.


L’ultimo film di questa panoramica è un’insolita ed ironica commedia del 2020” Jojo Rabbit”, tratta dal romanzo “ Il cielo in gabbia”, di Chistine Leunens, e divenuta subito un cult. Jojo è un goffo bambino tedesco di 10 anni, appartenente alla Gioventù hitleriana, nonostante sua madre sia una militante antinazista. Il bambino schernito dai suoi compagni, si rifugia in un amico immaginario, che identifica con Adolf Hitler, dal quale è sempre stato affascinato. Jojo scopre che nella sua cantina è nascosta Else, una bambina ebrea e tra di loro nascerà un dolce amicizia, grazie alla quale entrambi, rimasti soli al mondo, riusciranno a sopravvivere  alla guerra ed alla distruzione.  

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