C’è qualcosa di profondamente umano nel fermarsi a guardare un volto sconosciuto – in una fila al mercato, per strada, in un momento qualunque, e chiedersi quale storia porti con sé. Francesca Balzan, artista maltese, storica dell’arte e autrice, ha trasformato questa curiosità in arte, dando vita a “The Queue”, che fa il suo debutto il 14 marzo alle 19:00 al Casino Maltese a La Valletta. Composta da 50 sculture in terracotta, ciascuna modellata e numerata con cura, questa installazione non è solo un’esplosione di creatività: è una riflessione sulla vita, sul tempo che scorre e su ciò che ci rende umani.

Da pittrice a scultrice: un percorso unico
Dopo aver studiato pittura sotto la guida di Harry Alden e aver conseguito un diploma alla Scuola d’Arte di Malta, Francesca ha scelto di esplorare la scultura da autodidatta, affinando il suo stile attraverso decenni di pratica. Ha lavorato per anni come curatrice, immergendosi nei meandri dell’arte e della storia, per poi dedicarsi completamente alla creazione. Il suo interesse? Il volto umano, con le sue rughe, i suoi sorrisi, le sue contraddizioni. Le sue sculture non sono semplici ritratti: sono racconti. Francesca scava negli archivi, nelle collezioni storiche, cercando ispirazione tra documenti ingialliti e immagini dimenticate. Poi, con un tocco di umorismo e fantasia, intreccia queste fonti con la vita di tutti i giorni, dando vita a narrazioni che oscillano tra il giocoso e il profondo. Ma sotto la superficie, c’è sempre un filo di pathos, una vibrazione di umanità che non lascia indifferenti.


“The Queue”: 50 anni, 50 volti, una riflessione
“The Queue” nasce da un momento personale: l’avvicinarsi del cinquantesimo compleanno di Francesca. Un traguardo che molti vivono con un misto di festa e introspezione. Lei ha scelto di affrontarlo in modo originale: celebrare ogni anno della sua vita con una scultura. Non si è limitata a guardare indietro, però. Ha alzato gli occhi sulla quotidianità: persone in fila, estranei incrociati per caso, volti che le parlavano senza dire una parola. Da questi incontri casuali, uniti a spunti storici, sono nate 50 figure in terracotta, ognuna unica, ognuna numerata. “The Queue” non è solo un titolo: è un’immagine potente. La vita come una fila, a volte lenta, a volte caotica, che ci conduce tutti verso lo stesso inevitabile epilogo. È una meditazione sulla mortalità, ma senza pesantezza: c’è un’ironia leggera, quasi affettuosa, nel modo in cui Francesca cattura queste esistenze anonime e le rende eterne.
Ci sono voluti due anni per completare “The Queue”. Due anni di mani nella terra, di dettagli cesellati, di riflessioni trasformate in materia. Ora, per la prima volta, il pubblico può immergersi in questa fila di terracotta, scoprendo volti che potrebbero essere i nostri, o quelli di chi ci ha preceduto.





