Le zeppole di San Giuseppe sono un dolce tipico della tradizione dolciaria campana, preparate in modalità leggermente diverse nelle varie regioni del sud Italia. Le zeppole di San Giuseppe sono molto popolari nella zona vesuviana e un tempo erano un tipico “street food”.
Testimone d’eccellenza ne è Goethe, in un suo scritto del 19 Marzo 1787, tratto dal saggio Italienische Reise” (“Viaggio in Italia”) e redatto in occasione di un suo viaggio a Napoli. Scriveva il poeta tedesco: “Oggi è la festa del patrono di tutti i friggitori ossia di quelli che commerciano in paste fritte, del genere meno fino, s’intende … Grandi padelle poggiano davanti a ogni porta su leggere fornacelle. Un garzone fa delle ciambelle e le getta nell’olio grasso bollente…..Accanto alla padella un terzo ritira mediante un forchettone le ciambelle man mano che escono fritte, le passa a un quarto sulla punta di un altro forchettone, e quest’ultimo le offre ai passanti Questi due ultimi ragazzi avevano parrucche bionde voluminose, ricciute per raffigurare gli angeli. ..l popolo si affollava attorno alle padelle poiché in quella sera le frittelle si vendono a minor prezzo ed anzi una parte n’era riservata per i poveri.”

La prima ricetta scritta di questo dolce, in lingua napoetana, risale al 1837 e la ritroviamo nel “Trattato di cucina teorica-pratica”, di Ippolito Cavalcanti, nobile e gastronomo napoletano, ma le sue origini sono molto più antiche. Nell’antica Roma, il 17 Marzo si celebravano le “Liberalia”, in onore delle divinità pagane del vino e del grano, Bacco e Sileno. Per l’occasione si friggevano delle frittelle di frumento nello strutto bollente e si bevevano fiumi di vino. Con l’avvanto del Cristianesimo, le festività pagane vennero abolite e la tradizione delle zeppole, ormai radicata nella popolazione, venne assorbita dalla festa religiosa cattolica di San Giuseppe, protettore dei papà, celebrata il 19 Marzo. Le zeppole vengono tuttora preparate nel giorno di San Giuseppe, tanto da essere divenuto un dolce associato alla Festa del Papà. Ma qual’è il collegamento tra le zeppole e San Giuseppe? Una leggenda cristiana narra che San Giuseppe, durante la fuga con la sacra famiglia in Egitto, per sopravvivere e mantenere sua moglie Maria e il piccolo Gesù , fu costretto ad affiancare al lavoro di falegname anche quello di friggitore, vendendo frittelle dolci per la strada,
Nel 1700, preziose custodi della ricetta delle zeppole furono le suore di clausura dei Conventi napoletani di San Gregorio Armeno, della Croce di Lucca e dello Splendore. Successivamente, come descritto da Goethe, le zeppole arrivarono nelle friggitorie, le quali, in occasione della festa di San Giuseppe, esibivano in strada la loro abilità nel prepararle.
Si deve però al pasticcere Pintauro, nel 1840, nella sua pasticceria di Via Toledo, la trasformazione delle antiche zeppole napoletane da semplici frittelle dolci di pasta di farina aromatizzata, fritte e rivestite di zucchero, nella versione attuale, arricchita nell’impasto con uova e farcita con crema ed amarene
Gli ingredienti principali delle zeppole sono: farina, acqua , zucchero, olio d’oliva o burro,e uova, Nella tradizione napoletana esistono due varianti: fritte e al forno. In entrambe le varianti , le zeppole hanno una forma circolare , con un foro centrale, e vengono guarnite, ricoprendole con crema pasticcera, amarene sciroppate ed una spolverata finale di zucchero a velo. Alcune pasticcerie, discostandosi dalla tradizione, farciscono le zeppole anche all’interno con crema pasticcera, Ultimamente si trovano zeppole farcite anche con crema al pistacchio o crema gianduia, o fatte con un impasto alternativo al cacao e guarnite con panna e cioccolato o crema al caffè.
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