Nelle vicinanze del centro di Birżebbuġa si trova uno dei più importanti siti preistorici dell’arcipelago maltese: la grotta di Ghar Dalam.
In questo periodo, con il ridursi della pressione turistica che si registra nei mesi estivi, è possibile visitare il sito con una certa tranquillità.

All’ingresso si trova un giardino, dove sono fornite informazioni botaniche precise su ciascuna delle piante presenti. Arrivati all’edificio principale, si entra in una sala che custodisce alcuni reperti risalenti a specie animali che popolavano l’isola durante le fasi più antiche della preistoria maltese: Pleistocene ed Olocene. Tra questi, una specie particolare di elefante locale, decisamente più piccolo rispetto a quelle note, un cervo di dimensioni notevoli e altri animali come il lupo e la volpe, progressivamente scomparsi a causa dei cambiamenti climatici che hanno isolato Malta dalla Sicilia.

Pannelli alle pareti spiegano in dettaglio l’evoluzione della vita animale in quelle fasi. Nelle sale successive, è possibile ammirare una raccolta di resti ossei relativi agli animali descritti: ippopotami, cervi, elefanti, lupi. Interessanti sono i resti relativi alle dentizioni e alcuni frammenti di crani animali.

Il percorso che conduce alla grotta si apre su una vallata ancora oggi sfruttata per finalità agricole, costellata dai caratteristici muretti a secco. Sono visibili anche i resti di una torre costruita nel XVIII secolo per scoraggiare i ladri di prodotti agricoli, e di una struttura in cemento a forma quadrangolare, residuo delle operazioni militari della seconda guerra mondiale. Le rovine di una piccola villa di epoca romana, probabilmente legata alla coltivazione di ulivi, completano il quadro delle strutture che popolano la vallata.

Aree attrezzate per picnic e per godersi il panorama sono incluse nel percorso. In primavera, una visita permette di ammirare gli splendidi colori della flora selvatica locale. La grotta, a forma tubolare inizialmente, si apre in ambienti più ampi lungo il percorso, dove sono documentate tutte le fasi di scavo archeologico avvenute nel tempo. L’ingresso, apparentemente semplice, cela l’unicità del sito che il visitatore si appresta a conoscere.
Fotocellule installate consentono di godere di un’illuminazione particolare, che valorizza tutte le aree interne.

Per gli appassionati di archeologia, si tratta di un vero e proprio scavo scientifico, dove tutte le stratigrafie e le indagini condotte nel tempo sono state accuratamente documentate. L’audioguida, scaricabile gratuitamente, permette di seguire al meglio tutto il percorso. Tra gli accompagnatori più particolari ci sono i passeri, che hanno nidificato all’interno della grotta e sugli alberi del giardino, creando una colonia comunitaria che ricorda i nidi dei passeri comunitari visti in Namibia.

Il nome del sito, Ghar Dalam, è stato scelto perché la grotta risale a questa fase della storia maltese. Il primo paleontologo ad indagare la grotta fu l’italiano Arturo Issel. Nel 1865 si imbattè casualmente nel sito mentre cercava testimonianze relative all’uomo di Neanderthal nel territorio circostante. Durante la prima campagna di scavo, individuò resti di animali frutto del riutilizzo del sito come riparo per allevatori locali. Successivamente, in una trincea, localizzo’ le prime scoperte interessanti: resti umani datati tra il 5000 e il 4100 a.C. e un osso bruciacchiato di un gigantesco ippopotamo. Lo studioso asserì di aver individuato anche due denti attribuibili all’uomo di Neanderthal, ma questa scoperta non ha ancora trovato riscontri definitivi.
Nuove scoperte archeologiche nell’area di Mellehaia mettono in discussione il primato delle testimonianze umane più antiche dell’arcipelago maltese. Le recenti ricerche condotte in una grotta locale hanno infatti individuato resti che risalgono a circa 8500 a.C., spostando così il record da Dar Ghar Dalam a Ghar tal-Latnija, un sito che potrebbe ora rappresentare il più antico esempio di presenza umana nell’isola.

Foto di Martin Ullreich





