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Intervista al flautista Marco Baragli

La musica, quando nasce da una ricerca profonda, diventa linguaggio universale capace di superare confini geografici e culturali. È in questo spazio di dialogo che si inserisce il percorso artistico di Marco Baragli, flautista e autore, che si esibirà al concerto La Trinità del Suono in programma il 14 gennaio 2026 presso l’Istituto Italiano di Cultura di La Valletta. Dalle note del flauto alla parola scritta, il percorso di Marco Baragli si muove lungo una linea coerente fatta di ascolto, ricerca e dialogo tra dimensioni diverse dell’esperienza umana. La sua musica non si limita a essere esecuzione, ma diventa racconto, simbolo e occasione di incontro.


La sua formazione unisce musica, teologia e filosofia. Come influisce questa combinazione sulla tua interpretazione del flauto e sulle scelte artistiche del progetto Trinity of Sound?

⁠Questa combinazione di discipline non è per me solo un bagaglio accademico, ma una vera e propria lente d’ingrandimento attraverso la quale leggo il suono. Nel progetto Trinity of Sound, come anche esplicitato nella poesia di Marilú Dell’Aquila dal titolo “Trinità d’amore” che aprirà la lettura di Carlo Donadio che ci guiderà durante la serata, la musica smette di essere solo intrattenimento per farsi esegesi, trasformando il trio strumentale in una narrazione vivente del dogma trinitario.
La Gerarchia Sonora della Trinità.
Nel mio approccio, ogni “emissione” sonora corrisponde a una differente ipostasi della divinità, creando un equilibrio simbolico tra rivelazione e materia:
•⁠ ⁠Il Canto (Il Padre)La voce di Laura Ansaldi non si limita a interpretare: essa incarna mirabilmente il Padre, facendosi custode e interprete del principio stesso della Rivelazione. Come una forza cosmica che scaturisce dal silenzio, il suo canto si manifesta come il Logos primordiale, quella vibrazione originaria che possiede il potere demiurgico di dare nome alle cose.
In lei, il “Verbo” non è solo parola, ma materia sonora purissima che plasma lo spazio. La Ansaldi non esegue la musica; la origina. Ogni sua nota esprime una consapevolezza superiore, manifestando l’architettura invisibile di tutto il pensiero musicale. È una voce che non sale verso l’alto, ma che sembra discendere direttamente dalla sorgente dell’ispirazione, offrendo all’ascoltatore un’esperienza di bellezza assoluta e rivelatrice.
•⁠ ⁠Il Tocco (Il Figlio): Il pianoforte, suonato da Nicolò G. Tuccia trasforma la meccanica del pianoforte in un atto sacro. Il suo tocco taumaturgico non si limita a premere tasti, ma infonde vita nella materia: come il Figlio si fa carne, così la sua mano rende il divino tangibile attraverso la corda percossa.
Il Flauto: Lo Spirito Santo e il Soffio Vitale
Il flauto occupa il ruolo centrale e più etereo in questa visione. In quanto strumento a fiato, esso è l’estensione diretta del Pneuma, il respiro.
•⁠ ⁠L’essenza del soffio: Mentre il pianoforte richiede un meccanismo e il canto la parola, il flauto è puro spirito che si fa suono. È il soffio che “alita dove vuole”, rappresentando lo Spirito Santo che vivifica e mette in relazione il Padre (la voce) e il Figlio (la materia del tasto).
•⁠ ⁠Interpretazione tecnica: Quando suono, la gestione della colonna d’aria non è solo tecnica respiratoria, ma un atto teologico: è il tentativo di rendere udibile l’invisibile, trasformando l’energia vitale del corpo in una vibrazione purissima e incorporea.
Gioacchino da Fiore e l’Era dello Spirito
Il legame tra il flauto e lo Spirito Santo trova la sua massima profondità nella visione escatologica di Gioacchino da Fiore. Il teologo calabrese teorizzò una storia divisa in tre epoche:
1.⁠ ⁠L’Età del Padre (Antico Testamento, il timore e la Legge).
2.⁠ ⁠L’Età del Figlio (Il Nuovo Testamento, la grazia e la Chiesa).
3.⁠ ⁠L’Età dello Spirito Santo: Un’epoca di libertà assoluta, di amore e di comprensione spirituale dei segreti divini, dove non ci sarà più bisogno di istituzioni rigide perché Dio abiterà direttamente nel cuore degli uomini.

Il flauto è lo strumento perfetto per evocare questa Terza Era. La sua capacità di flettere l’intonazione, di creare armonici celestiali e di fluttuare sopra la rigidità del ritmo incarna proprio quella “libertà dello spirito” profetizzata da Gioacchino. Suonare il flauto nel progetto Trinity of Sound significa quindi annunciare musicalmente quel tempo di armonia universale e di pura contemplazione spirituale.

Lei è stato invitato a esibirsi alla incoronazione di Re Carlo III e successivamente di nuovo per la corte reale. Che impatto ha avuto su di lei suonare in contesti così solenni e storici?

⁠L’esperienza di suonare in contesti di tale portata storica e solenne ha segnato profondamente il mio percorso, non solo come musicista ma come uomo di fede. Partecipare a eventi che affondano le radici in secoli di tradizione richiede una consapevolezza che va oltre l’esecuzione tecnica: si diventa parte di una liturgia vivente.
Il legame con la Corona e la Chiesa d’Inghilterra
Il mio coinvolgimento nell’Incoronazione di Sua Maestà ha un’origine profondamente spirituale. Sono stato chiamato a esibirmi in quell’occasione solenne grazie alla Chiesa d’Inghilterra: in quel periodo, infatti, stavo portando a compimento il mio percorso per il sacerdozio anglicano.
Oggi, oltre alla mia carriera artistica, porto avanti con dedizione il mio ministero in quanto sacerdote. Questo doppio ruolo ha creato un legame unico con la corte, tanto che dall’Incoronazione in poi ricopro il ruolo di flautista di Re Carlo III. Suonare per lui significa servire un sovrano che comprende profondamente il valore del rito e della musica come ponte verso il divino.
L’incontro a Balmoral e il progetto Trinity of Sound
Sua Maestà è un uomo di una cultura straordinaria, capace di apprezzare l’arte in ogni sua sfumatura, dalla struttura formale alla sua carica spirituale. Durante il nostro incontro della scorsa estate presso la residenza di Balmoral, abbiamo avuto modo di confrontarci a lungo.
•⁠ ⁠Il dialogo col Re: Gli ho presentato nel dettaglio il progetto Trinity of Sound, spiegandogli la simbologia teologica che lega il Padre al canto, il Figlio al tocco del pianoforte e lo Spirito Santo al soffio del flauto.
•⁠ ⁠Gli interpreti: Gli ho parlato dei musicisti che condividono con me questo viaggio, sottolineando come la nostra sinergia non sia solo artistica, ma una vera e propria ricerca intellettuale.
•⁠ ⁠La reazione: Il Re si è mostrato estremamente interessato e ha espresso un sincero apprezzamento per il progetto. Ha colto immediatamente il valore della nostra ricerca, riconoscendo come la musica possa farsi veicolo di concetti filosofici e teologici complessi.
Riflessione artistica
Suonare per la famiglia reale mi ha confermato che la musica, quando è sostenuta da una solida struttura teologica e filosofica, possiede un potere “diplomatico” e spirituale immenso. Essere il flautista del Re mi spinge a ricercare costantemente quell’eccellenza che unisce il rigore del sacerdozio alla libertà espressiva dello Spirito.

⁠Il progetto Trinity of Sound è stato descritto come un incontro tra musica e simbolismo. Puoi spiegare come i simboli o le idee esoteriche guidano la struttura sonora del concerto?

⁠Il progetto Trinity of Sound, supportato dalla Kicco Music dí Milano (la casa discografica con la quale lavoro) non è un semplice concerto, ma un percorso iniziatico dove la musica si fa “architettura invisibile” retta da leggi simboliche ed esoteriche. La struttura sonora non è lasciata al caso, ma segue una geometria sacra che riflette l’ordine dell’universo.
Ecco come i simboli e le idee esoteriche guidano la nostra performance:
1.⁠ ⁠La Triade e la Geometria del Suono
Come ho avuto modo di spiegare anche a Sua Maestà Re Carlo, la struttura poggia sulla Legge del Tre. In ambito esoterico, il tre è il numero della creazione.
•⁠ ⁠Il Canto (Padre/Origine): Rappresenta il punto, l’unità da cui tutto emana. È il suono non manifestato che diventa vibrazione.
•⁠ ⁠Il Pianoforte (Figlio/Materia): Rappresenta la linea, la dualità che si incarna nella percussione del tasto (martelletto/corda). È il tocco taumaturgico che porta il divino nel piano fisico.
•⁠ ⁠Il Flauto (Spirito/Relazione): Rappresenta il triangolo, la sintesi che chiude la figura. Essendo strumento di puro fiato, è il Pneuma che circola tra le altre due polarità, rendendo la struttura dinamica e vitale.
2.⁠ ⁠Il Soffio e l’Era dello Spirito (Gioacchino da Fiore)
La struttura sonora del concerto segue un’ascesa verso la “spiritualizzazione della materia”. Ci ispiriamo alla visione di Gioacchino da Fiore: se l’inizio del concerto può essere più rigoroso e “legale” (Età del Padre), lo sviluppo si fa più dinamico (Età del Figlio) fino a giungere a momenti di pura improvvisazione e rarefazione sonora che evocano l’Età dello Spirito Santo.
In questa fase, il mio flauto guida l’ascoltatore verso una libertà armonica che trascende le regole scritte, cercando di rendere udibile quell’era di illuminazione e amore profetizzata dal teologo calabrese.
3.⁠ ⁠La Corrispondenza Microcosmo-Macrocosmo
Secondo la massima ermetica “come sopra, così sotto”, ogni intervallo musicale che scegliamo ha una corrispondenza simbolica:
•⁠ ⁠L’Unisono: Simboleggia l’unione mistica e il ritorno all’Uno.
•⁠ ⁠La Quinta: Intervallo sacro per eccellenza, rappresenta l’equilibrio perfetto e l’armonia delle sfere.
•⁠ ⁠Le Frequenze: Prestiamo molta attenzione alla risonanza dei suoni affinché non siano solo percepiti dall’udito, ma vibrino nei centri energetici (i chakra o i centri spirituali della tradizione esoterica occidentale), favorendo uno stato di contemplazione profonda.
4.⁠ ⁠Il Silenzio come Materia Prima
In Trinity of Sound, il silenzio non è assenza di suono, ma la “materia oscura” da cui nasce la vibrazione. Esotericamente, il silenzio è l’Abisso o il Nulla Creatore. Ogni brano inizia e finisce con un’attenzione quasi rituale al silenzio, permettendo al suono di emergere come un atto di creazione teurgica.
In sintesi, chi assiste a un concerto di Trinity of Sound non assiste solo a un’esecuzione, ma a un rituale sonoro dove il flauto, agendo come lo Spirito Santo, trasforma le note in simboli viventi, portando lo spettatore a percepire la realtà oltre il velo della materia.

Nel suo libro “Liber Figurarum Sonoro” esplora profezie e visioni. In che modo queste tematiche spirituali o simboliche si riflettono nella sua musica eseguita dal vivo?

⁠Il mio libro, “Liber Figurarum Sonoro”, nasce proprio dall’esigenza di tradurre in vibrazione l’universo profetico e visionario che ha segnato la storia della spiritualità occidentale. Nel testo, compio un’operazione di confronto estetico e teologico fondamentale: metto in dialogo le celebri tavole di Gioacchino da Fiore con le opere della meravigliosa pittrice Conchita De Palma.
Considero Conchita De Palma la vera erede spirituale del teologo calabrese; a mio parere, lei può essere considerata l’autrice del “Liber Figurarum” contemporaneo. La sua capacità di visualizzare l’invisibile e di dare forma ai misteri della fede si intreccia indissolubilmente con la mia ricerca musicale.
Ecco come queste visioni si riflettono concretamente nella mia musica dal vivo:
La Trasmutazione dell’Immagine in Suono
Quando mi esibisco, le figure geometriche e profetiche analizzate nel libro — come i cerchi trinitari o l’albero dalle molteplici ramificazioni — diventano mappe per l’improvvisazione.
•⁠ ⁠La Linea e il Cerchio: Se un’opera di Conchita De Palma evoca la circolarità dello Spirito, il mio flauto abbandona la progressione lineare per muoversi in frasi melodiche ricorrenti, quasi ipnotiche, che mimano il movimento eterno della danza divina.
•⁠ ⁠L’Iconografia come Spartito: Sul palco, la memoria visiva delle sue opere guida la dinamica sonora. La luce che emerge dai suoi quadri si traduce in un aumento di armonici e in una brillantezza timbrica che cerca di “illuminare” la sala da concerto.
Il Flauto come Profeta
Nel contesto del live, il flauto assume il ruolo del profeta gioachimita. Poiché lo Spirito Santo è colui che rivela il senso profondo delle Scritture, il suono del mio strumento cerca di “svelare” le armonie nascoste tra il canto (il Padre) e il pianoforte (il Figlio).
Suonare dal vivo significa attivare l’Età dello Spirito in tempo reale: la partitura è solo un punto di partenza, ma la profezia musicale avviene nel momento presente, nell’incontro tra il soffio e l’ascolto del pubblico.
Un’Esperienza Sinestetica
L’obiettivo è creare una sinestesia totale. Lo spettatore non ascolta solo delle note, ma è invitato a “vedere” attraverso il suono le figure del libro e le tele della De Palma. Questa dimensione simbolica trasforma il concerto in una liturgia mediata dall’arte, dove:
1.⁠ ⁠L’intelletto è stimolato dai riferimenti a Gioacchino da Fiore.
2.⁠ ⁠L’occhio è guidato dalla bellezza delle visioni contemporanee.
3.⁠ ⁠L’anima è elevata dalla purezza del soffio del flauto.
In questo modo, il Liber Figurarum Sonoro cessa di essere un oggetto cartaceo per diventare un’esperienza vibrante, un’invocazione di quella pace e libertà che solo l’Era dello Spirito può offrire.

La sua carriera le ha portato incontri inaspettati con figure istituzionali e progetti culturali internazionali. Come pensa che la sua esperienza possa ispirare giovani musicisti italiani nel mondo?

⁠La mia esperienza dimostra che la musica non deve essere vissuta come un compartimento stagno, ma come un linguaggio universale capace di dialogare con le più alte istituzioni e con le profondità dello spirito. Ai giovani musicisti italiani che si affacciano sulla scena internazionale, vorrei dire che la nostra eredità culturale è una chiave d’oro, a patto di saperla abitare con consapevolezza e coraggio.
Ecco come il mio percorso può fungere da ispirazione:
1.⁠ ⁠Il Valore della Multidisciplinarietà
Il fatto che io sia un musicista, un filosofo e un sacerdote anglicano non è un limite, ma la mia forza. Ai giovani consiglio di non temere la complessità. È stata proprio la mia formazione teologica a portarmi all’Incoronazione di Re Carlo III e a rendermi oggi il suo flautista.
•⁠ ⁠Consiglio: Non siate “solo” esecutori. Studiate la storia, la simbologia e la spiritualità. Più profondo è il vostro bagaglio interiore, più potente sarà il suono che uscirà dal vostro strumento.
2.⁠ ⁠Portare l’Identità Italiana nel Mondo
L’Italia è la terra di Gioacchino da Fiore e di una bellezza che fonde arte e sacro da millenni. Nel progetto Trinity of Sound, porto nel mondo questa eredità, confrontandola con visioni contemporanee come quelle di Conchita De Palma.
•⁠ ⁠Il messaggio: Essere musicisti italiani all’estero significa essere ambasciatori di un’estetica che cerca l’eterno. Quando ho parlato al Re a Balmoral del nostro progetto, non gli ho offerto solo note, ma un pezzo della nostra storia intellettuale e spirituale.
3.⁠ ⁠Lo Strumento come Vocazione
Spero che i giovani vedano nel mio flauto non solo un tubo di metallo o legno, ma un mezzo per manifestare lo Spirito Santo.
•⁠ ⁠La missione: Vedere la propria carriera come una missione. Che sia in una cattedrale per un’incoronazione o in una sala da concerto internazionale, l’atto di suonare deve essere un “tocco taumaturgico”, capace di elevare chi ascolta.
4.⁠ ⁠Il Coraggio dell’Incontro
Incontrare figure come il Sovrano del Regno Unito richiede umiltà ma anche grande dignità intellettuale. Il Re apprezza la cultura in toto perché essa è l’unico terreno comune in cui i popoli si riconoscono.
•⁠ ⁠L’invito: Siate aperti. Il progetto Trinity of Sound è nato da un incontro tra diverse arti e sensibilità. Non chiudetevi nelle accademie; cercate il dialogo con i pittori, i filosofi e i mistici del nostro tempo.
In sintesi, la mia carriera testimonia che quando la musica è nutrita dalla fede e dalla ricerca simbolica, si aprono porte inaspettate, dai palazzi reali alle vette della contemplazione. L’era dello Spirito, di cui parlava Gioacchino, è un’era di libertà creativa: vi invito a diventarne i protagonisti.

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